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Vincenzo Bellini, il grande compositore catanese

Gli ci vollero meno di tre mesi per comporre una delle opere più belle al mondo, Norma – anche se alla prima messa in scena fu in fiasco clamoroso –, d’altronde è considerato uno dei compositori più talentuosi e importanti di sempre. Stiamo parlando di Vincenzo Bellini del quale, il 23 settembre, ricorre l’anniversario della morte: era il 1835 quando, a soli 34 anni, un’infezione intestinale se lo portò via. Ci restano le sue composizioni, in particolare le opere liriche, dieci in tutto, e l’onore di potere condividere con lui la stessa terra d’origine, la Sicilia. Conosciamolo meglio.

Il giovane talento conquista l’Italia

Fu il nonno paterno, Vincenzo Tobia Nicola Bellini, compositore di musiche sacre del tempo, a scoprire l’immenso talento del nipote Vincenzo. Così quando il giovane aveva appena 14 anni, decise di accoglierlo in casa e di curarne l’istruzione. Il genio creativo del fanciullo non tardò a rafforzarsi, fino a spingerlo a comporre diverse opere che dopo pochi anni gli valsero una borsa di studio e quindi il trasferimento a Napoli al Real Collegio di Musica di San Sebastiano, oggi Conservatorio di San Pietro a Majella. Seguirono le prime produzioni e l’arrivo a La scala di Milano. Qui Bellini portò Il pirata e La straniera e poi La sonnambula e Norma. Ma se le prime composizioni furono salutate con successo dalla città, lo stesso non accadde alla Norma. Alla sua prima, il 26 dicembre del 1831, l’opera in due atti su libretto di Felice Romani fu accolta da profonde critiche. Oggi resta una delle opere più apprezzate ed eseguite al mondo.

La morte in Francia e il ritorno in patria

Gli ultimi anni di vita di Bellini furono caratterizzati da una maturazione musicale. Si trasferisce a Parigi dove diventa il pupillo di Rossini e produce incessantemente fino alla morte improvvisa nel 1835. Fu sepolto nel cimitero di Père-Lachaise, accanto a illustri personaggi, poi nel 1876 il ritorno della salma nella sua città natale, Catania, che lo accolse con onore e gloria. Gli dedicò il Teatro Massimo, la villa comunale e l’aeroporto internazionale, oltre al Museo civico belliniano che sorge in quella che fu la casa nativa di Bellini, a Palazzo Gravina Cruyllas. Non mancarono negli anni altri riconoscimenti, su tutti la banconota da 5.000 lire: su un lato raffigurava Bellini con, sullo sfondo, il Teatro Massimo di Catania e sull’altro la stilizzazione di una scena della Norma.
È morto l’uomo, ma non la sua opera che continua a essere rappresentata e amata in tutto il mondo.

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