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Villa San Giovanni: il saluto alla Sicilia sul ponte di un traghetto

Il rumore degli pneumatici che si staccano da terra per appoggiarsi sulla pedana di metallo è forse uno dei suoni più esplicativi dei saluti siciliani. Se si ascolta bene c’è un attimo, anche meno, in cui il battito del cuore sembra fermarsi: si lascia la terraferma e si sale su uno dei traghetti che ogni giorno fanno la spola tra la costa siciliana e quella calabrese.
Da un lato l’Isola con Messina, dall’altro l’Italia con Villa San Giovanni: l’una scruta l’altra, si ammirano, si desiderano, pur proteggendo la loro breve distanza, in linea d’aria sono solo 8 kilometri, che però è così ricca di emotività da sembrare molto più lunga.

E’ una danza di sentimenti: la tristezza, ma anche la trepidazione; la malinconia e l’impazienza. Trovano dimora proprio lì, in quel lembo di mare che diventa scenario e insieme spettatore di tante storie.

Così, affacciati sul ponte della nave che dalla Sicilia accompagna alla Calabria, si avverte distintamente un sentimento di struggente nostalgia per l’addio alla propria terra natia mista alla febbrile eccitazione davanti alle sorprese dell’ignoto, che sia il futuro di una vita o la meta di un viaggio. Per i siciliani è patrimonio genetico, inutile negarlo, tramandato dagli avi immigrati in cerca di fortuna nel Bel Paese. Per i villeggianti, costretti a lasciarla al termine del loro viaggio, è questione di contagio emotivo: lasciare l’Isola fa male al cuore.

Il percorso a ritroso, da Villa San Giovanni verso la Sicilia, è invece tutt’altra cosa.
Ad accompagnarlo in genere i colori della gioia, della felicità, del sentirsi in famiglia che, non a caso, sono gli stessi di quelli provati ancora dagli avi siciliani nel ritorno alla loro terra. E sono gli stessi che avvertono i turisti che scelgono il percorso automobilistico per arrivare nell’isola: accompagnati dalle onde dello Stretto di Messina, si avvicinano lentamente alla meta delle loro vacanze, simbolo per antonomasia di sole, mare, buon cibo, ospitalità, storia e di una tradizione che sempre affascina. Una terra che li farà innamorare con le sue contraddizioni: per questo la tristezza dell’addio contagerà anche loro, i vacanzieri, quando dovranno salutarla.

E’ un rapporto particolare, una corda che continuamente si tende, senza mai rompersi, metafora di quel particolare legame che si sviluppa con la nostra terra, amore e odio, passione e ribellione che anima il cuore degli isolani e che in breve tempo si sviluppa in quello dei turisti. Proprio come quell’incessante avanzare avanti e indietro dei traghetti: speciali caronte di anime e di sentimenti.

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